Signor Presidente del congresso, signori membri del Presidium del nostro Club internazionale, signori congressisti, o meglio, dovrei dire Signori Presidenti visto che ce n'è più di uno in questo congresso (comunque lei signor Wiblishauser è anche il mio Presidente), desidero innanzitutto porgervi il mio più cordiale benvenuto a Desio e ringraziare tutti e ciascuno di essere qui presenti ed anche per il nutrito numero di partecipanti esteri iscritti alla nostra manifestazione. Vi auguro un buon soggiorno e spero che il campionato mondiale dobermann IDC 2004 lasci in tutti voi un ottimo ricordo.
Se la mia presentazione, la traduzione simultanea o alcuni concetti non fossero chiaramente espressi, vi invito ad interrompermi e chiedere gli approfondimenti che ritenete più opportuni.
Come Presidente dell’AIAD, su mandato del mio Consiglio Nazionale e dell’Assemblea degli allevatori edelle Sezioni AIAD, ho chiesto che fosse inserita all’ordine del giorno di questo congresso la nostra richiesta di modifica del Regolamento di assegnazione dei Titoli di IDC Sieger da riservare, dal prossimo anno in poi, soltanto ai soggetti in possesso di Ztp e di una prova minima di addestramento, per le convinzioni tecniche che brevemente vado ad illustrare.
Tra le varie ragioni che possono indurre a scegliere un cane di razza, la prevedibilità delle attitudini, delle caratteristiche fisiche e comportamentali occupa un ruolo di primaria importanza. E’ assai importante tenere sempre in mente questo concetto, quando si seleziona una razza di cani.
Il processo di domesticazione del cane è cominciato circa 14000 anni fa. Nel corso dei millenni l’uomo ha decretato la nascita delle diverse razze favorendo la riproduzione, e quindi selezionando quei soggetti che rispondevano a determinate richieste di tipo utilitaristico, come ad esempio, l’attitudine alla caccia, alla guardia, alla conduzione del bestiame. Si è avuta in questo modo la selezione diretta di caratteristiche comportamentali e una selezione generalmente indiretta di caratteristiche morfologiche, quali ad esempio la forma dei padiglioni auricolari o la colorazione del mantello. La differenziazione della popolazione in base alle diverse attitudini lavorative ha costituito la prima suddivisione in “razze primordiali”. Questa prima suddivisione ha fornito il materiale genetico su cui poi si è sviluppata la moderna selezione delle razze canine. E’ possibile quindi affermare che le razze moderne derivino dai primitivi cani da lavoro. L’obiettivo di selezione per le attitudini lavorative ha per lungo tempo costituito il punto cruciale dell’allevamento unitamente alla ricerca dell’armonia dell’insieme. Esso ha tuttavia perso importanza in molte razze nel momento in cui la selezione ha favorito solo le caratteristiche morfologiche limitando, in diversa misura, la possibilità di trasmettere le caratteristiche attitudini di molte di quelle razze.
L’avvento, verso la fine del 1800, dei registri anagrafici (studbook) ha favorito la stesura di standard morfologici che, per molte razze di cani, hanno causato la perdita di importanza delle attitudini lavorative. Per nostra fortuna ciò non si è verificato nello standard del dobermann, la cui ultima stesura è assai più chiara delle tre precedenti e tiene in grande conto le doti attitudinali e della docilità del carattere dei nostri dobermann.
Una tale scelta è di grande aiuto per il lavoro di selezione che deve essere svolto nelle manifestazioni zootecniche ancor prima che all’interno degli allevamenti. La politica di intervento delle Società Specializzate di razza deve concentrarsi sulla selezione di soggetti fisicamente e psichicamente sani, avendo sempre come riferimento lo stato dell’interapopolazione dei soggetti appartenenti alla razza e le caratteristiche di razza descritte nello standard ufficiale.
Lo scopo e la finalità fondamentale delle manifestazioni zootecniche di ogni razza, nell’ambito della cinofilia organizzata e regolamentata è quello di escludere dall’allevamento i deterioratori presunti e segnalare e sostenere i possibili miglioratori genetici.
Ciò avviene attraverso uno schema di lavoro predeterminato che nell’ordine comprende: il giudizio, l’allevamento, la selezione. L'ordine è questo perché in realtà il giudizio condiziona l'allevamento, ed entrambi operano nel senso della selezione, ovvero della scelta dei riproduttori della prossima generazione. I controlli fenotipici hanno un ruolo chiave nella valutazione degli obiettivi di selezione e devono coprire i campi di: salute, caratteristiche comportamentali, attitudine al lavoro e morfologia.
Ricordo a me stesso che in cinotecnia, il giudizio specializzato è l'espressione di una valutazione critica fatta su ogni singolo soggetto con riferimento non solo allo standard di razza, ma anche al passato, al presente ed all’indirizzo che si vuole dare al futuro di una determinata razza. Da qui nascono i programmi selettivi delle singole associazioni specializzate nella tutela delle razze canine e gli obiettivi selezione. Il giudizio, secondo i criteri ed i metodi europei, porta sempre ad una qualifica e, se vi è confronto, ad una classifica. Tale classifica però non può, né deve essere arbitraria ma, al contrario, essa è legata a canoni precisi che sono dettati dallo standard di razza. Il giudizio costituisce l'aspetto più importante. Un giudizio errato, infatti, porta spesso a conclusioni sbagliate sia per gli aspetti attinenti alla morfologia sia per quelli concernenti le doti naturali ed il carattere di cane da utilità e difesa. Le conclusioni errate portano a cucciolate sbagliate che ci allontanano dallo standard.
Lo Standard del dobermann descrive un cane di bellezza ideale in quanto lo propone come cane funzionale ed utile. Ciò significa che lo standard richiede al dobermann quelle caratteristiche che consentono il massimo rendimento nella funzione per la quale esso è stato creato, allevato, selezionato e migliorato geneticamente.
Le caratteristiche che portano al concetto di bellezza funzionale sono quindi quelle che hanno un ruolo fondamentale per determinare la tipicità del dobermann. Per questo, dunque, con un soggetto mancante di tipo o con scarse note di tipicità non si deve allevare. Su tale principio è basata la prova di Ztp per il dobermann che prevede la necessità di verificare e controllare tanto gli aspetti morfologici quanto gli aspetti attitudinali, quelli legati al carattere e l’assenza delle patologie ereditarie che possono comprometterne l’allevamento, in conformità ad una loro dimostrata incidenza e frequenza nella razza.
I criteri dettati dal regolamento di Ztp sono criteri rigidi, scientificamente impostati sulla base dell’esperienza degli allevatori tedeschi di dobermann, ma anche in coerenza agli studi svolti separatamente da due importanti scienziati cinologi e studiosi esperti del comportamento del cane da difesa, il prof. Seiferle ed il prof. Menzel.
Applicando al dobermann le conclusioni degli studi fattiquesti due scienziati, deriva che:
LE CARATTERISTICHE FONDAMENTALI GENERALI volute nel dobermann sono:
Temperamento: da medio ad alto; Coraggio in situazioni tranquille molto alto; Coraggio in situazioni di combattimento molto alto; Docilità da media a molto alta; Tempra da media a molto alta; Resistenza fisica da media ad alta; Resistenza psichica da media a molto alta. Nessuna paura dello sparo.
Distanza critica di Hedigher : molto ridotta.
COMPLESSO DI LOTTA E DI DIFESA: Impulso di difesa molto alto; impulso di lotta da alto a molto alto; Aggressività media.
DIVERSI ALTRI IMPULSI: impulso per la pista da medio a molto alto; impulso di ricerca da medio a molto alto; impulso per il riporto da alto a molto alto; impulso per la guardia da nullo a medio; impulso per il moto da medio a molto alto; impulso per la caccia da nullo a medio.
CARATTERISTICHE NON DESIDERATE: ansietà; paura; poca tempra; scarso collegamento con il padrone.
Queste dunque le doti morali del dobermann così come definite ed indicate dalla scienza. Questa la sua indole, dove per indole si intende l’insieme di tutte le caratteristiche, inclinazioni e capacità innate ed acquisite, corporee e psichiche, che definiscono, gestiscono e regolano il comportamento del cane nei confronti del mondo esterno. Ma tutti voi, se la traduzione che ricevete in cuffia è esatta, e non ho dubbi che lo sia, avete testè sentito declinare lo schema di giudizio dello Ztp, esattamente quello, io ho solo spiegato ove fosse stato necessario il fondamento scientifico di tale prova.
Tutti noi sappiamo benissimo che, per garantire un reale e complessivo miglioramento della popolazione dei nostri dobermann, dovremmo ammettere in riproduzione soltanto quelli sottoposti alla prova di Ztp con esito favorevole e sappiamo anche che certamente non è scorretto affermare che soltanto essi dovrebbero essere raccomandati come riproduttori.
Credo anche che nessuno dei presenti può negare che i dobermann vincitori in uno show importante come il Campionato mondiale IDC di allevamento, sono per questo stesso fatto raccomandati come riproduttori. Mi si potrebbe obiettare che questo vale soprattutto per i maschi. In parte è vero, anche se io non ho ancora visto alcun grande allevamento nascere da un maschio. Al contrario sono convinto che in tutte le razze di mammiferi allevate dall’uomo, non esistono grandi allevamenti se alla loro base non c’è stata una grande fattrice e questo non soltanto per gli aspetti legati al DNA mitocondriale.
In ogni modo tutti noi oggi possiamo con orgoglio affermare che l’allevamento della razza dobermann ha fatto passi da gigante in Europa grazie all’indirizzo dato ed ai criteri di selezione indicati dai nostri maestri, voglio dire dalla Dobermann Verein & v., da circa trent’anni.Tali criteri ci hanno consentito fino ad oggi di allevare una razza unica nel tipo costituzionale ed omogenea rispetto allo standard ideale. Una razza unica, una popolazione di dobermann costituita in grandissima parte da cani tipici con buon carattere, addestrabili e con doti morali di cani da difesa ben sviluppate. In moltissime altre razze, invece, cani da Pastore, cani da caccia e cani da difesa, da tempo accade di verificare una situazione che a ben guardare può essere definita “disastro genetico”. Tale disastro, che potrebbe riguardare anche noi in un futuro non lontano soprattutto nei Paesi in cui si alleva senza nessuna regola, è dato dalla coesistenza di due non razze, ossia di due negazioni del medesimo standard, quella dei cani per lo sport e quella dei cani da show. Per la maggior parte di tali razze questo processo è ormai irreversibile perché nell’ambito del medesimo Club di razza coesistono e si sono consolidati mentalità ed allevamenti che producono soltanto, o una gran parte di soggetti morfologicamente corretti, ma deboli, nervosi, insicuri, quindi “cani problema”, oppure soggetti relativamente adatti allo sport ma totalmente fuori del tipo costituzionale di razza, alcuni dei quali sono ancheeccessivamente nervosi ed aggressivi, quindi, in gran parte, anch’essi, “cani problema”, giacché difficilmente gestibili.
I nostri dobermann di punta nello sport, e mi riferisco ai soggetti presentati e qualificati o più volte vincitori in campionati nazionali ed internazionali di addestramento, sono stati e sono cani morfologicamente molto tipici, con doti naturali ben sviluppate, equilibrati e docili, la maggior parte dei quali ha superato brillantemente lo Ztp ebuona parte anche la Koerung.
Sono i dobermann con queste caratteristiche che hanno dato solide basi al nostro allevamento. I loro geni e la loro prole sono stati la garanzia del nostro presente. Desidero richiamarne solo alcuni alla vostra memoria evitando di citare quelli viventi. Mi riferisco a dobermann come Alva von Franchenhorst e i suoi figli: Chrystel van der Elannd e Baron Cesar von Resloo, a Bronco von Zenn, a Ero von Franchenhorst, aEsta e Bingo von Hellendonk, a Icarus von der Kollau, nipote di Bingo, a Helena von Eshenhof, ad Ali Von Langhenhorst e a suo figlio, Castor von der Mooreiche, a Hertog Conan Manesheide, a Orson van Roveline e, se mi è consentito un peccato d’amore, a Gale del Citone. Sono soltanto alcuni esempi, mi scuso di non poter nominare tutti gli altri. Sono esempi da perseguire se si vuole garantire il miglioramento genetico del dobermann.
E’ mia assoluta convinzione che l’Internationaler Dobermann Club rappresenta la struttura fondamentale in cui fare scelte strategiche di grande importanza, atte a dare indirizzi e criteri certi sull’allevamento del dobermann a tutti i Club nazionali ad esso associati e, quindi, all’allevamento mondiale della razza. L’IDC dovrebbe anche diventare il riferimento fondamentale per affrontare e risolvere le problematiche di allevamento e quelle connesse alle varie leggi e divieti etologicamente assurdi che ci affliggono.
Un secondo rilevante aspetto è legato alla considerazione su come il nostro mondo si sta evolvendo. Negli ultimi anni molti allevamenti hanno cessato la loro attività e moltissimi altri sono nati soprattutto in alcuni Paesi. La vendita dei cuccioli non è più soltanto un fatto di rapporto personale tra allevatori ed appassionati. Per quanto si stenta a crederlo una gran parte del mercato è regolato da Internet. Su quei siti, indipendentemente dalla buona fede dei gestori ci sono scritte cose inenarrabili rispetto soprattutto all’assenza da patologie ereditarie, anche monofattoriali dei cani pubblicizzati. Noi sappiamo che in buona parte dei Paesi cui oggi fa riferimento una fetta importante del mercato non ci sono veterinari ufficialmente a abilitati secondo le regole FCI ad eseguire gli accertamenti clinici e strumentali necessari e non ci sono centrali di diagnosi der la displasia dell’anca riconosciute dalla Dobermann Verein & v.. Bene, su questi siti, la maggior parte dei soggetti pubblicizzati risultano esenti da tutte le patologie possibili.
Anche su questo occorrerebbe mettere ordine, chiarendo e pubblicizzando quali accertamenti sono da ritenersi ufficiali e quali centri sono autorizzati ad eseguirli. Sono proposte che devono venire dai singoli Club di razza aderenti all’IDC. Sono scelte che dovrebbero anche essere adeguatamente pubblicizzate.
L’AIAD edita il proprio periodico, i Nostri dobermann, in venticinquemila copie, in lingua italiana ed in lingua inglese. Questo periodico è distribuito a tutti i soci ogni tre mesi, è in edicola ed è spedito all’estero. Se il Presidium IDC ritiene di servirsi anche di questa nostra pubblicazione, noi siamo in condizioni di mettere a disposizione il nostro periodico ed anche di stamparne una copia in inglese, solo a fini informativi delle attività dell’IDC, per gli amici del dobermann di tutto il mondo. La nostra organizzazione e la nostra esperienza sono a disposizione di tutti voi, nella speranza che gli sforzi di noi tutti possano efficacemente contribuire a tutelare l’immagine e lo standard della razza dobermann, favorendone la selezione, con l’obiettivo di migliorarlo nel carattere, nellamorfologia e nelledoti attitudinali naturali, pubblicizzando ogni iniziativa utile per avere soggetti mentalmente e fisicamente sani.
Credo che tutti noi possiamo contribuire a dare forza alla nostra organizzazione internazionale, a partire da un campionato di allevamento IDC tecnicamente più credibile, che presupponga quindi i necessari controlli funzionali ufficiali per gli aspiranti Campioni IDC di allevamento.
Tale scelta ci porrebbe anche nella condizione di rispondere alle preoccupazioni sociali e governative di diverse nazioni che costringono tutti noi a porci innumerevoli e gravi interrogativi sul futuro del dobermann. Tali preoccupazioni sono evidenziate dall'attenzione dedicata al fenomeno delle così dette “razze pericolose” ed ai vari divieti del taglio della coda e delle orecchie, contenuti in alcune leggi nazionali assurde e nelle proposte di politica, generate da errate interpretazioni dei concetti di salute e di benessere animale.
In questo momento storico noi viviamo un grande pericolo non soltanto per la popolarità e la diffusione del dobermann e per gli interessi che fanno parte dell’allevamento di cane di razza. Noi rischiamo il genocidio biologico della razza dobermann in Europa ed a nulla varrà che si salvino una o due nazioni soltanto. La battaglia è di tutti, perché ancora molto si può fare. Non possiamo certo rassegnarci a unfuturo buio per la nostra razza. La caduta delle nascite nei Paesi dove esistono divieti di taglio e norme sulle così dette razze pericolose è un indice significativo di quale potrebbe essere il nostro futuro. Avere un numero decimato di dobermann con cui allevare e selezionare, può portare in breve tempo al fenomeno della deriva genetica, legata all’eccessiva riduzione del pull genetico di razza. Anche per tale ragione è importante avere indirizzi chiari e centrali e direttive sull’allevamento.
Alcune scelte e decisioni assunte dal nostro Presidente, Hans Wiblishauser e dalla Dobermann Verein & v., ci consentono di continuare a lottare, di continuare a sperare. Mi riferisco allo Standard di razza ed al suo contenuto rispetto al taglio della coda e delle orecchie, non è poco. Ma la natura e la portata della politica d'allevamento, perseguita dai Club Nazionali di Razza e dall’IDC, dovrebbero essere coerenti con tale azione anche sulle strategie da adottare per l’allevamento della razza a breve ed a lungo termine.
La Dobermann Verein & v. e gli allevatori tedeschi di dobermann hanno fatto e stanno facendo egregiamente la loro parte, con sacrifici non lievi; proprio per questo, da parte di tutti i Paesi membri dell’IDC sono necessarie scelte di allevamento coraggiose e coerenti con tale politica. Tali scelte sono oggi assai più importanti e prioritarie, in quanto possono influenzare positivamente anche le scelte dei nostri governi.
AlcuniKennel centrali di diverse nazioni, fra cui l’ENCI e il DKC(Kennel Club Olandese), si sono già posti il problema di come affrontare strategicamente una reimpostazione dell’allevamento del cane di razza.
In Italia, circa un anno fa, noi ci siamo trovati improvvisamente di fronte ad un’ordinanza del Ministro della Salute che individuava, oltre ai Pitt Bull ed ai Bandog ben novantadue razze pericolose, fra cui il dobermann e vietava, fra l’altro, qualsiasi forma di addestramento delle razze da utilità e difesa. Come AIAD abbiamo dimostrato all’ENCI ed al Governo i nostri criteri di allevamento, verifica e controllo dei riproduttori in vigore da venti anni ed abbiamo ottenuto una moratoria relativamente all’addestramento. Ad un anno di distanza l’ENCI, sulla base dell’esperienza del dobermann ha modificato alcuni criteri di controllo ed oggi lo stesso Ministro della Sanità firma una nuova ordinanza in cui restano in elenco soltanto i Pittbull, i Bandog e poche razze. Questa nuova ordinanza riconosce come fondamentale l’opera di selezione, educazione dei proprietari ed addestramento, fatti secondo i criteri ed i regolamenti ENCI e quelli delle Associazioni Specializzate di razza. Non è stato facile ma alla fine ne siamo usciti, spero per sempre.
Credo che molto si possa e si debba ancora fare in questo senso per impostare una politica di allevamento più adeguata ai nostri tempi.
Tale impostazione si potrebbe fondare sui seguenti cardini:
*
concentrazione della politica di allevamento del dobermann sull’utilizzo di individui sani fisicamente e psichicamente, per garantire che la selezione sia indirizzata al miglioramento della salute e della qualità della vita della razza;
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tutela e miglioramento delle caratteristiche attitudinali e comportamentali di razza;
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tutela della docilità e dell’affabilità del carattere,
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tutela e miglioramento del tipo costituzionale di razza.
Questi sono gli obbiettivi prioritari che io vorrei ci ponessimo nei nostri programmi di selezione.
La necessità di un’iniziativa urgente in tal senso si può comprendere meglio se si guarda all’attuale stato dell’allevamento mondiale del dobermann. Oggi purtroppo molti dei nostri allevatori sono dilettanti bene intenzionati e molti altri si comportano come imprenditori a scala ridotta, per questo molti di loro hanno necessità di una formazione specifica e di un indirizzo centrale fatto di regole precise. Senza tali indirizzi e regole le scelte e le priorità dei diversi allevatori possono divergere assolutamente dalle scelte e dalle priorità necessarie al miglioramento genetico del dobermann inteso come popolazione di razza. Spesso, infatti, capita che una cucciolata nasca da genitori non controllati per scelte individuali dettate da cattive conoscenze e dalla mancanza di obiettivi di allevamento da perseguire. Accade spesso che quei cuccioli, se usati in allevamento compromettono l’interesse futuro della popolazione di razza.
Al contrario una buona politica di allevamento va orientata sugli interessi della popolazione più che su quelli dell’individuo. Soltanto in tale direzione anche gli interessi di lunga durata della razza saranno assicurati. Questo dovrebbe essere l’obiettivo dell’allevamento organizzato e regolamentato, questo lo scopo delle nostre verifiche zootecniche e dei nostri show.
Non desidero proseguire oltre il mio discorso, perché mi rendo ben conto che tutti voi sapete perfettamente che selezionare e migliorare il dobermann non è solo una questione morfologica. La selezione è più semplice quando ad essere selezionato è un solo carattere (es. l’altezza al garrese), l’allevamento del dobermann comporta invece la selezione per più caratteri che coinvolgono sia la morfologia del soggetto sia le sue caratteristiche comportamentali. Per tale ragione è molto importante tanto l’essere consci dei caratteri che vanno assolutamente migliorati, quindi degli obiettivi di selezione, quanto conoscere ed imboccare la giusta via, definendo la strategia e le azioni per raggiungerli uno ad uno. Questo è lo schema di selezione per definire quali saranno i riproduttori della futura generazione.
Da un punto di vista genetico l’obiettivo della selezione è spostare la media della popolazione e non produrre solo qualche soggetto fuoriclasse.
Nei Club di razza e nei Kennel centralipiù avanzati si stanno valorizzando i concetti che ho prima espresso e che sono a fondamento dei criteri di selezione che già numerosissimi allevatori coscienti e seri applicano al dobermann da molto tempo. Ritengo che anche noi dovremmo fare qualche sacrificio per adeguarci.
Vi ringrazio per l’attenzione fin qui prestata, spero in una vostra giusta riflessione e resto a disposizione per rispondere a quesiti ed a ogni altro chiarimento che riterrete utile e necessario. Lunga vita al dobermann, lunga vita a chi lo ama e a chi lo difende.
Pierluigi Pezzano

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