Per la raccolta del seme si può ricorrere all’uso di vagine artificiali anche se la tecnica più utilizzata è tramite la manipolazione digitale del pene.
Questa richiede di afferrare il pene semieretto e, in concomitanza dell’inizio dell’inturgidimento del bulbo, di far scorrere il sacco prepuziale caudalmente, esteriorizzando completamente l’organo copulatorio; mantenendo la mano dietro al bulbo si applica una modesta pressione tanto da indurre movimenti coitali e l’eiaculazione. La presenza di una femmina in estro non è indispensabile, anche se, almeno per i soggetti abituati alla monta naturale, essa può rendere più agevoli tutte le operazioni.
Analogamente a quanto avviene nel corso del coito naturale i
maschi tendono ad aggirare il braccio dell’operatore che, per continuare la raccolta dovrà semplicemente ribaltare il pene tra gli arti posteriori del riproduttore.
Di solito il prelievo viene effettuato per i primi 2-5 minuti, fino a che, cioè, il materiale eiaculato mantiene un colorito biancastro, denso, opaco, tipico della frazione ricca di sperma. La prosecuzione della raccolta porterebbe solamente ad un’inutile diluizione della frazione spermatica ad opera della terza frazione di orogine prostatica.
Nel caso in cui si voglia ricorrere all’utilizzo della vagina artificiale, che altro non è che un cono collettore in lattice al cui apice è posizionata una provetta, la tecnica è sostanzialmente la stessa descritta in precedenza per la manipolazione digitale. Tutte le manualità vengono però effettuate con il pene all’interno del cono.
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